I love Yuko Osada – Tribal 12

Torna dopo un sacco di tempo la rubrica I love Yuko Osada con la quale, di volta in volta, vi presento tutti i manga di questo autore in mio possesso.

Il titolo della rubrica è nato unendo la frase I love you e il nome dell’autore e, vista l’assonanza con il titolo della canzone I love Lady Gaga dei 77 Bombay Street, ho deciso di creare anche una sigla!

Piccola premessa per chi si fosse perso gli altri post di questa rubrica (trovate i link a fine post): dopo aver letto The wonderful legend of Toto, prima opera arrivata in Italia del mangaka Yuko Osada, sono rimasto talmente folgorato dal suo stile di disegno e dal suo modo di raccontare che ho deciso di prendere tutte le sue opere successive.

Come già detto precedentemente, Osada dopo il successo avuto grazie a The wonderful legend of Toto e spinto dalle numerose richieste dei fan decise di riprendere in mano la storia e ripartire da zero, creando una serie più lunga e articolata chiamata Toto! The wonderful adventure. Ovviamente le due serie erano molto simili.

Immaginate il mio stupore quando, iniziando a leggere Tribal 12, mi sono trovato di fronte a un altro manga con personaggi diversi ma basato su un’idea praticamente identica. Al termine del terzo volume, secondo una certa chiave di lettura, ci si rende conto però che questa serie potrebbe avere un legame diverso con le due precedenti (più con la prima che con la seconda). Ma vi spiego meglio dopo.

Tribal 12 si compone di tre volumi pubblicati dalla GP Manga tra maggio e settembre del 2010.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

La storia comincia con un’introduzione: per incontrare nuovamente una persona cara persa da bambina, una scienziata creò una sostanza chiamata metafisica in grado di materializzare i desideri più intensi delle persone. L’esperimento però fallì e le particelle di metafisica si sparsero per il mondo dando vita a dei mostri ma anche a degli uomini in grado di fronteggiarli trasformando i propri pensieri in creature magiche. A questi uomini che facevano uso di dodici accessori speciali che permettevano loro di amplificare l’immaginazione fu dato il nome di Twelve.

Facciamo subito la conoscenza di Ko  Neriyasu

… giovane candidato a diventare membro della Twelve poiché dotato, fin da bambino, di un forte Vision, il potere di materializzare i propri pensieri.

Ko, arrivato in città per affrontare il suo esame di ammissione, incontra Oz, un ragazzino che gestisce dei bagni pubblici in compagnia del suo cagnolino, chiamato come il nonno ormai defunto, Trava.

Più tardi giungono in città due membri della Twelve poiché…

… stanno arrivando gli Antichi, mostri di roccia e metallo che hanno assorbito particelle di metafisica.

Comincia così l’esame di Ko che deve aiutare la Twelve a sconfiggere gli Antichi. La battaglia però è dura e, per aiutare Ko a concentrare il suo Vision così da renderlo più potente, gli viene lanciato uno degli accessori, il bracciale. Ad afferrarlo è però Oz, infuriato poiché gli Antichi hanno distrutto i suoi bagni e ucciso Trava.

Il bracciale non dovrebbe avere alcun effetto su di lui ma invece Oz inconsapevolmente mostra di poter usare il Vision e materializza sul suo pugno Cerberus con cui sconfigge gli Antichi.

Dopo la battaglia (al termine del primo capitolo) Oz diventa membro della Twelve mentre Ko viene bocciato. Io con la storia mi fermo qui ma sappiate che nei capitoli e nei volumi successivi si fa la conoscenza di molti altri personaggi, ci vengono svelati dei retroscena sulla nascita della metafisica e del Vision, c’è tanta avventura e alcuni colpi di scena anche molto interessanti e, soprattutto, c’è un vero e proprio finale!

Anche in questa storia Osada cita con i suoi personaggi tante altre opere tra cui il sempre presente Mago di Oz ma anche Peter Pan e Don Chisciotte. Sui disegni mi soffermo poco perché direi sempre le stesse cose, la capacità di far percepire il movimento con pochi tratti è davvero impressionante.

Ma, oltre alle citazioni e ai disegni fantastici, cosa accomuna Tribal 12 ai due Toto? La presenza degli accessori, del bracciale in particolare, e il fatto che grazie a esso il protagonista, che ha come animale di compagnia sempre un cane, possa dare vita a un potere che ha la forma dei canidi più famosi della storia. Inoltre anche altri personaggi hanno accessori del genere (orecchini, collane, cerchietti) che danno loro poteri legati ai dodici animali dello zodiaco cinese (più su avrete notato quelle orecchie da coniglio).

Stavolta però tutto questo potrebbe non essere una semplice idea riciclata ma una genialata anche se non confermata. Senza fare spoiler, alla fine della storia viene citata la città di Emerald, che nelle due serie precedenti è la meta principale dei protagonisti che sono alla ricerca degli accessori provenienti da un epoca precedente. Tribal 12 potrebbe essere quindi un vero e proprio prequel che spiega come è nato il potere derivante dagli accessori. Che sia vero o meno, tutto torna comunque, credetemi!

Il terzo volume si conclude con due storie brevi molto divertenti: Il mio papà, in cui un bambino a scuola descrive il lavoro del suo papà senza sapere che in realtà è un supereroe…

… e Crashic Show, storia di poche pagine su una banda musicale molto particolare con cui apprezzare appieno lo stile di disegno di Osada.

Tribal 12 è uno shonen semplice ma divertente e ben costruito, come tutte le opere di Osada del resto, motivo per cui è facile amarlo. Sarà per questo che negli anni ben quattro case editrici diverse hanno pubblicato almeno una sua opera? Dopo Star Comics e GP Manga, quale sarà la prossima?

Scopritelo nel prossimo appuntamento con la rubrica I love Yuko Osada che arriverà a breve!

Ecco gli altri post di questa rubrica:

 

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9 risposte a I love Yuko Osada – Tribal 12

  1. Conte Gracula ha detto:

    Deve avere una fissazione per certi concetti! Quando hai scritto del bracciale e di Cerbero ho pensato subito a Toto. 🙂

    • Orso Chiacchierone ha detto:

      Sì, anche perché un eventuale prequel (perché a tutti gli effetti sembra questo) avrebbe avuto senso su una serie più lunga o quantomeno terminata!
      Fortunatamente è riuscito in tutti i casi a differenziare un po’ e dare quella sensazione di già visto solo all’inizio!

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