Sono andato dal dottore

Sono andato dal dottore… che mi ha detto paraparapà.

Scusate, mi è venuta in mente una canzoncina che cantavamo agli scout.

La canzoncina racconta la storia di questo tizio che va dal dottore perché ha un sacco di tic. No, non sono andato dal dottore perché ho dei tic, in realtà questa canzoncina non c’entra niente con ciò che devo raccontare.

Dicevo, sono andato dal dottore… per farmi prescrivere un po’ di medicine per l’allergia che ancora mi attanaglia maledizione.

Devo dire la verità, quello studio medico è molto organizzato, quando entri c’è uno schermo touch, clicchi sul pulsante relativo al tuo medico o alla sua segretaria, e una macchinetta ti rilascia il foglietto con il numerino.

Il dottore però riceve un numero massimo di persone. Ieri mattina i posti disponibili erano 18.

Lo studio apriva alle 8:15, io sono arrivato alle 9:30. E i numeri erano già finiti.

Eppure la fortuna mi ha incredibilmente arriso: qualcuno aveva lasciato il foglietto con il numero 18 lì sulla mensola e io, con un sorriso a molti denti, l’ho afferrato come fosse un tesoro. Poi ho capito il perché quel qualcuno aveva lasciato il numerino lì.

L’ho capito quando alle 12:15 ero ancora seduto in quella caldissima sala d’attesa piena di signore anziane che facevano a gara a chi aveva la malattia peggiore.

Fortunatamente avevo con me il mio fidato smartphone e, tra conversazioni di gruppo su Whatsapp, il gioco di Magikarp e Candy Crush, il tempo è passato abbastanza velocemente.

Il problema è stato che dopo un po’ anche lo smartphone mi ha annoiato, mi sono alzato dalla sediolina arancione (nello studio le sedie sono arancioni e blu, che bello!) e mi sono spostato in un’altra sala d’attesa più vicina alla stanza del dottore.

Mi sono seduto su una sedia di cui non ricordo il colore e, alzando lo sguardo, mi sono ritrovato di fronte, attaccato alla parete, questo quadro.

Clicca sul quadro per ingrandirlo come fosse una magia!

Ho iniziato a fissarlo. Sembrava di essere in un museo, sapete, dove ci sono quelle panchine messe lì apposta per osservare attentamente i quadri più belli e particolari.

Ho osservato quel cielo pieno di nuvole, quelle montagne in lontananza, quei cespugli mossi dal vento e infine mi sono chiesto cosa nascondesse ai miei occhi quel grande albero.

E allora, quasi come se una magia mi avesse trasportato nel quadro, mi sono ritrovato con i piedi nudi immersi nell’erba secca, con il vento che mi scompigliava i capelli, con la pelle toccata dal freddo pungente e mi sono avvicinato al grande albero, ho spostato un ramo e

DIN DON, È IL TURNO DEL NUMERO 18.

FINE

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3 risposte a Sono andato dal dottore

  1. fruttasdibosco ha detto:

    Ma è bellissimo! Cioè la parte del teletrasporto…come fai ad andare da un dottore che visita le persone in numero limitato? E se stai male? Cosa fai perdi un giorno per andare in ospedale? Oh quanto li odio D: sembra che siano lí solo per farti un favore, non perchè vengono pagati per il loro lavoro è. e anche dalla doc dove vado io c’é una lunga sala d’attesa con tanti quadri su cui riflettere… Ma come fa un orso ad avere l’allergia? E il miele come lo mangi 😨😨😨

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