Il lungo sonno di Orso (quarta e ultima parte)

Leggi la terza parte

Il manto rosso di Cervo splendeva alla luce del sole e lo faceva sembrare più imponente di quanto fosse. Solo avvicinandosi si potevano notare i ciuffi di pelo grigio che con il passare degli anni stavano diventando sempre più estesi.
Si voltò lentamente e Lontra e Procione furono subito colpiti dai suoi grandi occhi azzurri dai quali, a differenza di quanto era stato detto loro, traspariva una grande vitalità.
«Grillo Canterino sono felice di vederti!» disse Cervo con la sua voce possente.
«Salve Maestro, sono felice anche io di vedere te. Qui con me ci sono Lontra e Procione, cari amici di Orso Chiacchierone.»
Cervo sorrise mostrando tutti i suoi denti. «È un piacere conoscervi, gli amici di Orso sono miei amici. A cosa devo la vostra visita?»
Lontra e Procione rimasero in silenzio aspettando che fosse Grillo a dare spiegazioni Accortosi del loro imbarazzo, Cervo disse: «Vi prego, non abbiate timore, Grillo e gli altri mi dipingono come una divinità ma sono un animale come tutti gli altri. Solo Orso mi tratta come un suo simile…»
Grillo sbottò. «Perché è un irriverente!»
«Hai ragione, ah ah ah!» La risata fragorosa di Cervo rimbombò nell’aria.
«Ed è anche uno sconsiderato! È caduto nel lungo sonno.»
«Davvero? Ne sei sicuro?»
Procione si fece coraggio e prese la parola. «Sì, ne siamo sicuri, Orso mi ha raccontato del lungo sonno e di come si manifesta, anche se non mi ha mai detto come fare per risvegliarlo e per questo ho pensato che ormai non ci fosse più nulla da fare. Se siamo qui è solo grazie a Lontra che non ha mai perso la speranza.»
Cervo guardò Procione e Lontra con soddisfazione «E ha fatto bene perché c’è sempre una speranza. Bravi, sono molto orgoglioso di voi, Orso ha scelto due ottimi allievi.»
«Per carità!» disse Grillo «Orso è tutto tranne che un maestro!»
«Tutti possiamo essere maestri Grillo… non è forse vero che anche tu, durante il vostro viaggio, hai insegnato tante cose a questi due piccoli amici?»
Grillo sorrise «Ecco perché non potrò mai prendere il tuo posto, Maestro.»
«Faremo questo discorso un’altra volta Grillo, ora devo dirvi come svegliare Orso, i nostri due amici sono in pensiero per lui!»
«Ma allora un modo c’è!» Lontra iniziò a saltellare dalla gioia seguita da Procione.
«Sì. Vedete, è stato proprio Orso a raccontarmi del lungo sonno. Mi ha spiegato che gli orsi devono andare in letargo perché altrimenti, dopo un po’ di tempo, cadono in un sonno profondo dal quale non si svegliano più. Me l’ha raccontato perché voleva che trovassi un modo per permettergli di non andare mai in letargo. Lo ripete continuamente, non c’è tempo per andare in letargo. Le sue motivazioni sono più che buone, lo fa perché deve proteggere il bosco e allora io ho piantato per lui un albero di mele, proprio come quello sotto il quale siamo adesso, e ho infuso in esso la mia Magia. Ogni volta che sta per arrivare il lungo sonno gli basta mangiare una mela appena colta da quell’albero per riprendersi completamente.»
Lontra e Procione si guardarono sbigottiti.
«Cosa c’è?» disse Grillo.
«Ecco… non ci crederete mai ma… noi abbiamo trovato Orso addormentato proprio sotto quell’albero di mele!»
Grillo rimase a bocca aperta, Cervo fece un’altra delle sue risate tonanti. «Orso, Orso, sempre il solito!»
Dopo essersi rifocillati Grillo, Lontra e Procione si prepararono per il viaggio di ritorno che sarebbe stato altrettanto lungo e faticoso.
«Maestro, cosa hai visto in loro?» Chiese Grillo prima di andare.
«Ho visto una Lontra fedele e un Procione leale. Il futuro è promettente.»

Anche se stanchi e affamati i tre si precipitarono ai piedi dell’albero di mele dove trovarono Orso così come lo avevano lasciato. La sua pelliccia era bagnata dalla rugiada ed era ricoperto da qualche foglia trascinata dal vento.
Grillo si posizionò sulla testa di Lontra che salì poi sulle spalle di Procione. Quando Procione si alzò sulle zampe posteriori Grillo spiccò un salto sulla mela più vicina e comincio a dondolarsi. Dopo un po’ la mela si staccò dal ramo e cadde sull’erba rotolando.
Lontra la raccolse, la portò alla bocca di Orso e aiutandosi con le zampe gliela fece masticare.
Per qualche minuto non successe nulla poi d’improvviso Orso si piegò in avanti spaventando tutti. «Cosa è successo?» disse mentre si guardava intorno.
Lontra e Procione gli raccontarono eccitati del loro viaggio e dell’incontro con Cervo Rosso. Al termine del racconto Grillo gli chiese: «Hai spiegato a Procione cosa è il lungo sonno… perché non gli hai detto anche come risvegliarti?»
«Non ce n’era bisogno, se mai fosse capitata una cosa del genere sapevo che questi due avrebbero trovato la soluzione… ma mai avrei immaginato che sarebbero arrivati addirittura a incontrare Cervo Rosso! Bravi! E ora su, torniamo alla mia tana che abbiamo tutti bisogno di mangiare!»
Quando Lontra e Procione furono abbastanza lontani da non ascoltare Grillo rivelò a Orso quello che aveva detto Cervo prima della partenza.
«Lontra Fedele e Procione Leale… oh, ci sa sempre fare con i nomi…»
«D’altronde se ti chiami Orso Chiacchierone è grazie a lui.»
«E lo stesso vale per te, mio caro Grillo Canterino… chissà se sarai all’altezza quando toccherà a te dare quei nomi…»
«Anche tu con questa storia? Non sarò io a sostituirlo!»
«Vedremo amico mio, vedremo…»

FINE

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