Cose Consumate – Il ritratto di Dorian Gray

E continuiamo a parlare delle mie Cose Consumate.

A cosa mi riferisco? A quelle cose che, per un legame affettivo, continuiamo a usare anche quando si sono consumate, appunto.

Ci sono libri che puoi leggere anche 10 volte semplicemente perché ti piacciono, ti appassionano, perché i protagonisti sono un po’ diventati tuoi amici.

E ci sono libri che, alla prima lettura, ti cambiano. Cambiano il tuo modo di osservare la realtà che ti circonda.

Ed è ovvio che continuerai a rileggerli più volte, magari con traduzioni diverse, come ho fatto io.

L’ho detto qualche tempo fa, uno dei libri più belli che io abbia mai letto è Il ritratto di Dorian Gray scritto da Oscar Wilde, pubblicato originariamente nel 1890.

Il ritratto di Dorian Gray fu pubblicato per la prima volta nel luglio del 1890 sul Lippincott’s Monthly Magazine, una rivista di letteratura.

Ma non è solo il più bello, è quello che più mi ha colpito, incuriosito e, senza esagerare, quello che mi ha fatto riscoprire il concetto di bellezza.

Non so bene come spiegare cosa sia successo ma, da quel momento, è come se il mondo intorno a me avesse preso una forma diversa, un colore diverso, un aspetto completamente nuovo.

Ho smesso di guardare e ho iniziato a osservare: ogni minimo particolare era ed è importante.

Così come ogni particolare è importante in questo libro e nelle sue descrizioni, così precise da permetterti di osservarne i luoghi attraverso la carta, subito, fin dalle prime pagine:

Lo studio era invaso dall’odore intenso delle rose e quando la brezza estiva s’alzava tra gli alberi del giardino penetrava dalla porta aperta la forte fragranza del lillà, o il più delicato profumo del roseo rovo in fiore. Dall’angolo del divano rivestito di bisacce persiane su cui era disteso, fumando, com’era suo solito, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena cogliere il luccichio dei fiori dolci e colorati come il miele di un laburno, i cui rami tremolanti sembravano sopportare appena il fardello di una bellezza così fiammeggiante; e di tanto in tanto le fantastiche ombre degli uccelli in volo filtravano tra le lunghe tende di seta tussorina tese davanti all’enorme finestra, producendo una sorta di momentaneo effetto giapponese, e facendolo pensare a quei pallidi pittori dai volti di giada di Tokyo che, per mezzo di un’arte che è necessariamente immobile, cercano di comunicare il senso della rapidità e del movimento. Il tetro mormorio delle api che si facevano strada tra l’erba alta non falciata, o si aggiravano con monotona insistenza intorno ai polverosi ciuffi dorati dell’arruffato caprifoglio, pareva rendere quella calma immobile più opprimente. Il rombo fioco di Londra era come la nota di bordone di un organo lontano. Al centro della stanza, fissato in verticale a un cavalletto, campeggiava il ritratto a figura intera di un giovane di straordinaria avvenenza, e di fronte, un poco più in là, sedeva l’artista stesso, Basil Hallward, la cui improvvisa scomparsa alcuni anni fa eccitò tanto, all’epoca, l’opinione pubblica e diede adito a molte strane congetture. Mentre il pittore contemplava la forma graziosa e attraente che aveva così abilmente rispecchiato nella sua arte, un sorriso di piacere passò sul suo viso e sembrò quasi indugiarvi. Ma improvvisamente si alzò e, chiudendo gli occhi, mise le dita sulle palpebre, come a cercare di imprigionare nella sua mente qualche strano sogno dal quale temeva di svegliarsi.
«È il tuo miglior lavoro, Basil, la cosa migliore che tu abbia mai fatto» disse Lord Henry languidamente.

È intorno a questo ritratto e al giovane che vi è raffigurato che gira tutta la storia. Ed è attorno a lui che girano tutti i personaggi che se ne innamorano, ne vengono affascinati, lo invidiano, lo bramano.

Lui, che è ancora puro come un bambino, non potrà fare altro che essere travolto dal peccato, dai vizi, dal desiderio di possedere per sempre la bellezza così perfettamente imprigionata nel suo ritratto… il ritratto di Dorian Gray.

Se non lo avete fatto, leggetelo. Avrei voluto scegliere una frase, una parola, un aforisma di questo libro, ma mi è stato impossibile. Perché è impossibile sceglierne soltanto uno e vorrei che li leggeste tutti.

Ma potrete capire soltanto arrivando alla parola fine.

P.S.: inviatemi descrizioni, riflessioni e storie sulle vostre Cose consumate!

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